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Hotel 4 Stelle a San Benedetto, Grottammare e Cupra Marittima
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Guida alla visita: itinerario per Acquasanta, Arquata e frazioni. Area d'iinteresse: storico-paesaggistica

La Salaria è una antica strada consolare che collegava Roma con i luoghi di produzione del sale sul mare Adriatico. Il percorso era già utilizzato, prima che dai Romani, dai Sabini e dai Piceni, per collegare Adriatico e Tirreno. Da Castrum Truentinum, che si trovava accanto alla foce del Tronto, la strada risaliva fino ad Ascoli per attraversare le montagne in direzione di Rieti. Proprio a ridosso dei monti Sibillini e dei monti della Laga si trovano due tra i più suggestivi abitati della Provincia di Ascoli Piceno.

Acquasanta Terme (a circa 20 km da Ascoli Piceno) deve il suo nome a sorgenti termali impiegate per le cure di varie patologie, in particolare quelle respiratorie. Il paese oggi è costituito da diverse piccole frazioni, indipendenti tra loro per tutto il periodo medioevale, tutte costruite in armonia con la natura circostante. La più antica testimonianza dell'esistenza del paese si deve addirittura alla Tavola Peutingeriana (http://it.wikipedia.org/wiki/Tavola_Peutingeriana), una carta geografica d'età romana, che mostrava tutte le strade dell'epoca. Lungo la Salaria è raffigurata Vicus ad Aquas, l'odierna Acquasanta.

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San Benedetto del Tronto > Il Porto
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Non solo un motore economico, ma una porta aperta verso un mare generoso e rivolta alle mille culture del mediterraneo.

Il Porto di S. Benedetto è un'area vasta e attraente, dotata di servizi all'avanguardia per i diportisti, motonavi turistiche per gite in mare, decine di pescherecci tradizionali che quotidianamente portano pesce freschissimo al mercato ittico; e ancora la passeggiata mozzafiato del Molo Sud, il Museo del Mare con la sua esposizione di acquari, anfore, crostacei; il Circolo Nautico con il suo ambiente esclusivo, tanti nuovi locali sorti tra il porto e le vicinissime isole pedonali... tutto in pochi passi.


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Borghi e Rocche Storiche > Montefiore dell'Aso
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Dal culto della Dea Flora alle rovine arrivate ai nostri giorni, Montefiore ha nella sua essenza un antichissimo passato

Sito a 411 mt. s.l.m., Montefiore dell'Aso è un delizioso centro medievale arroccato su di uno strapiombo tra le valli del fiume Aso e del torrente Menocchia. Il suo orizzonte spazia dai Monti Sibillini al mare, distante solo pochi km. Il paesino ha origini antichissime ma rimangono poche testimonianze dell'epoca Piceno- Romanica; si sono conservati invece tratti della cinta muraria medievale e numerosi palazzetti sei-settecenteschi.
La tradizione lega il toponimo Montefiore al culto della Dea Flora (Mons Floris), divinità campestre venerata dalle antiche popolazioni italiche prima della conquista romana.

Montefiore affonda le sue radici nell'epoca preistorica, documentata dalla presenza di materiali di ceramica, rame, bronzo e ferro. Da questo importante momento storico, Montefiore trae lo spunto per uno sviluppo più marcato nell'epoca romana, testimoniata dalle grotte sepolcrali, necropoli del I e II sec.d.C.. Nel medioevo emerge la figura del Cardinale Gentile Partino, che ha lasciato nel paese un pregevole monumento sepolcrale (1310), custodito nella chiesa di S.Francesco, la cui abside a volte originali è arricchita da affreschi del sec. XIV. Il XV sec. rappresenta il momento dell'incontro con il pittore veneto Carlo Crivelli. Suo è l'importante polittico custodito nella chiesa di S.Lucia. La tradizione artistica si consolida in questo secolo con Adolfo De Carolis e Domenico Cantatore: di entrambi è presente una ricca raccolta.

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Ascoli Piceno > Caffè Meletti
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L'atmosfera calda e fumosa dei caffè d'altri tempi rivive nella piazza del Popolo di Ascoli. Un irresistibile invito a perdersi negli aromi del tempo.

Il Caffè Meletti, di Ascoli Piceno, fa parte dell’elenco dei 150 caffè storici d'Italia. È da sempre stato considerato il ritrovo dei personaggi più illustri della città, punto di incontro di cultura e di vita mondana.
Costruito negli anni 1882 - 1884 accanto a Palazzo dei Capitani del Popolo, ed inaugurato nel 1907 il Meletti, più volte restaurato, ancora oggi conserva il fascino dello stile liberty ed il suo colore dominante, rosa salmone, lo contraddistingue fra tutti i palazzi storici della città. Il confortevole e classicheggiante arredo interno è costituito da grandi specchi, piccoli divani di velluto verde, tavolinetti rotondi con piano di bianco marmo di Carrara e piede in pesante ghisa, soffitto decorato.
Ha un portico con arcate e soffitto affrescato da Giovanni Picca, decoratore teatrale italiano, della seconda metà del 1800. Le sue decorazioni sono state riportate di nuovo alla luce con il restauro del 1998.
Dopo 83 anni fu chiuso nel 1990, lasciando un enorme vuoto nella popolazione ascolana. Dopo otto anni di attesa nel 1996 fu acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno che, dopo un particolareggiato restauro lo restituì alla città il 19 dicembre 1998. Fu inaugurato dal Sindaco Roberto Allevi insieme al Presidente della Fondazione CARISAP Franco Spalvieri.
Fra gli illustri frequentatori occasionali del Caffè Meletti si annoverano artisti come Mario Del Monaco, Beniamino Gigli, Pietro Mascagni, Hemingway, Guttuso, Sartre, Simone de Beauvoir, Mario Soldati, e politici di levatura nazionale come Sandro Pertini e Giuseppe Saragat.
Il Caffè ha ospitato inoltre set cinematografici: nel 1960 vi furono girate, da Francesco Maselli, scene del film I delfini; nel 1971, da Pietro Germi, alcune immagini di Alfredo Alfredo.
La particolarità del locale è costituita dall’assaggio dell’”anisetta con la mosca” cioè con dentro il bicchiere un chicco di caffè.
Celebre la definizione del Trilussa quando scrisse: “Quante favole e sonetti m’ha ispirato la Meletti”.

Si tratta di un liquore a base di anice (Pimpinella Anisum) coltivato e prodotto nelle immediate vicinanze di Ascoli e sapientemente lavorato secondo la ricetta di casa Meletti, perfezionata nel 1870 da Silvio Meletti.

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