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Acquaviva Picena
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Tra leggende di fantasmi e mura concrete e secolari, il piccolo borgo di Acquaviva offre al visitatore un senso di mistica serenità

Acquaviva Picena è adagiata sulle colline che digradano verso il porto di San Benedetto del Tronto, con alle spalle le cime dei Monti Sibillini. Dominato da un'imponente fortezza, vestigia preziose lasciate da secoli di storia, il paesino mantiene caratteri medievali che hanno preservato la loro antica e maestosa bellezza con i resti delle mura, di antiche case e delle torri erette a difesa dell’abitato. Ogni angolo, ogni pietra di Acquaviva parla del passato, ed è un segno della memoria collettiva. Gli artigiani lavorano vimini e giunco (producendo le tipiche "pagliarole"), secondo l'antica tradizione.

Il borgo è un luogo ideale per chi cerca aria pura, scenari incomparabili e vestigia del passato.

La Rocca di Acquaviva

Di grande valore storico è la Rocca d'Acquaviva, le cui prime informazioni sono desumibili dai Registri delle Lettere dello Stato di Fermo. Se infatti scarse sono le fonti ed i reperti della Rocca primitiva, il cui nucleo più cospicuo, risalente al 1300, si dovette agli Acquaviva, numerose sono invece le notazioni che concernono la ricostruzione resasi indispensabile a seguito della distruzione operata dai Fermani nel 1447.
La ricostuzione, che i documenti assegnano a Giovan Francesco Azzolino alla data 1474, fu affidata inizialmente a Maestri Lombardi. Interessantissìma è la carta 150 dei citati Registri che cita testualmente: «La Communita nostra haveria desiderio potendose per opera vostra che quello mnagistro fiorentino che ha fabricato la rocca dí Senegallia, venisse sino qui che vorressimo farli vedere il loco comodo iuxta al suo iudicio al fare la rocca dí Acquiaviva».
La Rocca si presenta con pianta a quadrilatero irregolare, che racchiude un'ampia corte centrale anch'essa quadrilatera, con pozzo, con i vertici rafforzarti da torrioni. Un corridoio con piccoli appostamenti a casamatta è ricavato nello spessore della muraglia. Un tempo doveva essere cinta da fossato.
Sulle caratteristiche della Rocca, e, in particolare, sull'accentuato scarpamento, così si esprime Luigi Serra: « ... sembra accennare ai princìpi di Francesco di Giorgio Martini e di Leonardo, mentre il torrione pentagono molto scarpato e con le facce notevolmente sviluppate pare preludere addirittura ai baluardi del secolo XVI»

La leggenda del Capitano della Rocca

Erra senza pace, nella cittadella militare, il fantasma del Capitano della Rocca, lasciatosi corrompere nel 1432 da Giosia Acquaviva. Costui gli aveva promesso che non avrebbe in alcun modo infierito sui residenti in quanto il suo unico interesse era quello di riappropriarsi dell'antico maniero di famiglia. Disattendendo però ogni assicurazione precedentemente resa, Giosia, una volta penetrato all'interno della fortezza, massacrò l'intera guarnigione, oltre ai suoi pochi abitanti, trovandovi, infine, morte violenta anche il Capitano della Rocca, in un estremo tentativo di evitare l'eccidio della sua famiglia. Tra i sibili del vento che si canalizza nei camini e misteriorsi lamenti, nelle notti di inverno il fantasma del Capitano della Rocca vaga, cercando la sua famiglia, schiacciando contro le mura e scuotendo che si trova dinanzi, come volesse far rinsavire qualcuno dal perduto senno per interrogarlo. Ancora oggi alcuni anziani del posto tramandano la storia di un fantasma che schiaffeggiava e schiacciava, nelle notti di inverno, contro i muri delle stanze di antichi edifici i malcapitati del momento, narrando fatti effettivamente occorsi, fino anche ad esser stati costretti di dover ricorrere a numerosi esorcismi per far cessare queste manifestazioni.

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