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Rame
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Affermatosi al sorgere del Medioevo come centro fortificato (è situato a 689 metri sul livello del mare), il paese gravita successivamente nell’orbita farfense.

Non esistono dubbi, infatti, sull’importanza dell’influenza dei Farfensi nell’organizzazione della vita religiosa, economica e sociale a Force. Si pensa quindi che i monaci abbiano incentivato, e forse iniziato, anche questa attività, favorendo lo sviluppo economico di uno dei più importanti feudi della loro abbazia.

È probabile inoltre che siano stati i monaci stessi a realizzare lungo il fiume Aso il grande maglio per la lavorazione del rame. Nei pressi del maglio il rame viene fuso, quindi sottoposto a percussione, in modo da fargli assumere un aspetto concavo. Nascono così le “cave”, semilavorati dai quali i forcesi, a colpi di martello, ottengono gli utensili da vendere nelle loro botteghe e nei mercati. Famosi i caldai da mosto, indispensabili strumenti per preparare il profumato vino cotto nelle campagne dell’Ascolano. Per questo motivo i ramai sono anche conosciuti come calderai.

Nel corso dell’Ottocento l’attività dei ramai forcesi raggiunge il periodo di massimo splendore. Nel 1892 a Force si trovano 28 piccole officine nelle quali si fabbricano a mano utensili domestici. Vi sono occupati 66 operai. Per un comune di 3.000 abitanti, soprattutto sparsi nelle campagne, un tale numero di officine evidenzia senza dubbio un’elevata densità lavorativa e un alto livello di specializzazione artigianale.

Il periodo di splendore si conclude dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’avvento di nuovi materiali e la mancanza di ricambio generazionale degli artigiani provoca il declino dell’attività forcese. L’arte del ramaio a Force non è però scomparsa, esistono tuttora artigiani in paese che creano in rame pezzi artistici e capolavori dello sbalzo.