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Terracotta
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La produzione di vasellame in terracotta necessità di abilità manuali che i vasai sviluppano in anni di lavoro.

Nell’Ottocento il Piceno presenta una notevole diffusione di attività artigianali legate alla terracotta. Oltre ad Ascoli Piceno, si distinguono i centri fermani di Montottone e Massignano, allora dotati rispettivamente di 10 e 5 forni.

La tecnica di produzione di terracotta implica un lavoro lungo e minuzioso da parte del vasaio, sin dalla lavorazione della materia argillosa. Sia nella produzione di ceramica d’impasto, ricavata dalla trasformazione di argilla grossolana e mista, per oggetti di uso comune, sia nella creazione di oggetti in ceramica figulina, più raffinata e decantata, riservata a oggetti pregiati, l’artigiano necessita di un’opera iniziale di raffinamento dell’argilla. Questa fase comprende la decantazione, lo sminuzzamento, la sfogliatura e la conciatura.

Solo dopo queste operazioni preliminari, l’argilla è pronta per essere lavorata al tornio. Inizia così la fase creativa, che richiede capacità non indifferenti in termini di forza, ma anche delicatezza, e naturalmente destrezza. La forza è necessaria per mantenere l’argilla al centro del piatto durante la rotazione del tornio. La destrezza è indispensabile per riuscire a tirare l’argilla ad uno spessore ottimale, in modo da non provocare asimmetrie o smembramenti nel materiale. La delicatezza serve a completare nel modo migliore l’opera e a rifinire l’oggetto formato.

L'oggetto appena creato al tornio infatti non sempre risulta finito. L'artigiano deve attendere l’essiccazione dell’argilla per potervi applicare manici o becchi, necessari in molte stoviglie e oggetti casalinghi. Controllando l’essiccazione, il vasaio aspetta il momento che permetta la migliore aderenza dei pezzi.

La successiva operazione dell’ingobbio porta all’asciugatura finale dell’oggetto e alla sua preparazione per la fase della colorazione, che porterà il manufatto alla cottura. Nella colorazione emerge come in nessuna altra fase il tocco tradizionale e riconoscibile del vasaio piceno che da secoli decora le sue creazioni con uno stile semplice, funzionale e piacevole.

Le diverse colorazioni degli utensili nascono dall’esigenza di distinguere immediatamente le funzionalità degli oggetti. L’abbinamento colore/funzione è divenuto infatti così forte col tempo da essere codificato nella produzione tradizionale delle botteghe picene. Così il giallo e il marrone sono usati per le brocche, per gli interni dei secchi, per i tegami, i piatti e i boccali. Il verde,per impermeabilizzare gli interni dei recipienti per la conservazione di liquidi o per maculare catini e secchi. Il nero è invece il colore degli oggetti d’uso quotidiano di pregio, destinati ad una clientela facoltosa ed esigente. La vernice nera è infatti costosa a causa dell’elevato contenuto di ossido di ferro e del tempo occorrente a prepararla.

Per il bagno di colore si applica la tecnica del getto. Con una gestualità rapida, l’artigiano ricopre velocemente l’oggetto con uno o più getti di colore che ne verniciano l’interno, rendendolo impermeabile. Lasciano quindi grezza una buona parte del manufatto, conferendogli la classica “parnanza”, piccola zona verniciata a forma di grembiule che ha la funzione di impermeabilizzare la zona vicina al becco, per evitare che gli sgocciolamenti rovinino l’oggetto. Questa colorazione parziale permette anche di maneggiare facilmente gli oggetti finiti e di infornarli disponendoli a contatto tra loro.

La tradizione delle terrecotte è rimasta invariata nel tempo a Montottone, “il paese dei figulini”. Ancora oggi sono prodotti in paese brocche, stoviglie e altri utensili, come nelle antiche botteghe del Piceno rurale.

> Gli Artigiani

Arte della Bottega di Annamaria Bozzi
Terrecotte di tradizione, creazioni e complementi d’arredo in creta
via Circonvallazione, 6
63020 Montottone (AP)
Tel & fax: 0734 775285
e-mail: artedellabottega@alice.it
www.bozzi.artforjob.it
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