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Intreccio
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La lavorazione, del tutto manuale, Ŕ affidata quasi esclusivamente alle donne, sin dalle fasi iniziali di preparazione delle materie prime.

Una forma di artigianato tra le più tradizionali e radicate nel Piceno. Materiali poveri e un rapporto con la manualità e con l’ambiente immediato e genuino. È l’artigianato dell’intreccio.

Particolarmente tipiche, le pagliarole di Acquaviva Picena. Sono ceste e cestini di paglia di frumento legate da fili di vimini, le crolle. Queste ultime si ricavano dalla potatura dei salici da vimini.

Già nel 1798 ad Acquaviva Picena si fa menzione dell’arte di fabbricazione delle pagliarole. Nell’Ottocento si contano in paese circa 100 addetti al settore. La lavorazione, del tutto manuale, è affidata quasi esclusivamente alle donne, sin dalle fasi iniziali di preparazione delle materie prime.

La produzione delle pagliarole è un’attività che le donne acquavivane svolgono per tradizione stando sedute su una piccola panca o su sedie basse, appoggiando sulle gambe un grembiule di stoffa pesante, la parnanza. A terra, da un lato, è posta una mannella di paglia (steli ricavati dalla mietitura del grano con la falce, battuti, puliti, piegati in fasci ed essiccati) sulla quale di tanto in tanto si getta un po’ d’acqua per renderla più tenera. Dall’altro lato, in un secchio, è immersa una treccinella di vimini, formata da crolle legate circolarmente.

Si inizia così ad intrecciare. La tecnica fondamentale consiste nel forare la paglia e far posto di volta in volta alla crolla nel susseguirsi di punti nei vari giri. Lo strumento di lavoro utilizzato per questa operazione è il punteruolo.

Sempre legato all’intreccio della paglia, è l’artigianato del cappello. Suo centro produttivo è il paese di Montappone, nel Fermano. Il cappello di paglia nasce dall’arte antica di intrecciare steli di grano. Le trecce ottenute dalla lavorazione della paglia di frumento vengono cucite sovrapposte o riunite orlo per orlo, conferendo poi al manufatto, con l’utilizzo di forme in legno, la foggia voluta. I cappelli sono trattati con una soluzione di gomma che li renda più rigidi, e infine lucidati.

La confezione di cappelli in paglia ha il suo momento di massimo sviluppo nell’Ottocento. In questo periodo i produttori di cappelli si sbizzarriscono nell’utilizzo di forme, colori e qualità per i loro prodotti. Scomparsa la treccia di paglia di produzione locale, ancora oggi continua però nel territorio fermano una pregevole produzione artigianale di cappelli in paglia.

Infine, ecco la tradizione dell’intreccio basato sull’utilizzo di piante spontanee raccolte in campagna. Una vera tradizione rurale e artigianale a contatto con la natura.

Nel territorio piceno i materiali da intreccio più utilizzati sono il salice (vimine)e le canne. Sono poi usatii ramoscelli d’olivo,di ginestra, sanguinello, olmo, vitalba, oltre a tutto ciò che ha una flessibilità sufficiente per essere intrecciato.

Per l’intreccio il vimine è utilizzato sia naturale, mantenendo la sua buccia marrone scuro, per un prodotto più grezzo e rustico, o senza buccia, bianco, scelto per i cesti più eleganti. 

Pochi gli essenziali attrezzi da lavoro per lavorare e intrecciare il vimine e ramoscelli di altre piante. Prima di tutto un coltellino, per tagliare rami e canne. Poi, un punteruolo in legno o in osso, per aprire fessure tra le fibre intrecciate. Cesoie per tagliare i ramoscelli più grandi. E infine una cannetta, appositamente intagliata per realizzare la treccia nei cesti, e quindi per far seguire a più ramoscelli uno stesso andamento. E ancora, l’indispensabile spacca-venco, per rompere il ramo di salice in più parti uguali, più strisce, per risparmiare materiale. Infine, lo spacca-canne, per dividere le canne fresche e secche, allo stesso modo in varie strisce.

Molto caratteristici alcuni manufatti, tipici della cultura rurale. Tra questi, la gavagnola, contenitore per la raccolta delle olive. Si portava a mo’ di marsupio, attaccato alla vita con uno spago. Si va poi dai grandi cesti di canne o vimini, usati per conservare le granaglie, ai cesti per fare la spesa nei mercati o per portare il cibo ai contadini nei campi. E ancora, cesti per raccogliere frutta o funghi, per la formatura del formaggio, e manufatti intrecciati per rivestire bottiglie, fiaschi e damigiane.

> Gli Artigiani

Rinuccia e Renata Napoletani
Pagliarola acquavivana e lavorazione degli sfogli del mais
Tel & fax: 0735 764101/764571

Roberto Malavolta
Intreccio del vimine e di altri materiali naturali
347.6318210