
Un'arte che si tramanda dal tempo degli Etruschi e che oggi fonde tradizione e innovazione approdando a risultati di livello internazionale.
L’artigianato orafo marchigiano attuale si sviluppa a partire da un importante background culturale e tradizionale. Oggi il suo stile elegante e contemporaneo si costruisce attraverso crescita e ricerca stilistica, basate sulla sperimentazione e sull’esercizio della creatività, accostando tecniche artigianali e tecnologie innovative.
Le Marche hanno un patrimonio davvero notevole nel campo dellacultura e della tradizione orafa. È con i Piceni, antico popolo abitante il territorio al tempo degli Etruschi, che tutto ha inizio. Vengono già prodotti monili in bronzo e preziosi ornamenti personali realizzati in ambra, osso e pasta vitrea, che caratterizzano l’abbigliamento femminile e sono simbolo di distinzione sociale.
Nel Rinascimento, i molti laboratori presenti su un territorio a prevalenza agricola sono la testimonianza di un legameprofondotra oreficeria e costumi marchigiani. Un legame che nasce soprattutto da duefattori culturali. Il senso religiosodel popolo marchigiano, e il suo uso dell’oro come bene dotale tra famiglie gentilizie e popolari. Da una parte gli arredi sacri, e dall’altra le suppellettili domestiche e i gioielli, sono quindi le maggiori produzioni orafe locali.
Centro di una ricca arte orafa, evolutasi nelle Marche nell’età dei comuni e delle signorie, al tramonto del feudalesimo, è Ascoli Piceno. Tra il Quattrocento e il Cinquecento, l’opera dell’artista orafo Pietro Vannini dona a via del Trivio, la celebre via degli orefici ascolani, già attivi da secoli, uno splendore senza precedenti.
Preziose testimonianze di oreficeria artistica sono visibili in tutti i musei del territorio, a conferma della diffusione e prestigio di questa arte. Gli artisti ascolani si formano alla scuola del Vannini (Quattrocento) e favoriscono la diffusione di numerose botteghe orafe artigiane, consolidando una tradizione che si estende anche ad altre città, soprattutto a Fermo.
Vannini è l’autore della celebre statua d’argento dorato di Sant’Emidio, patrono della città, oggi conservata nel Museo Diocesano di Ascoli. Tra le sue meraviglie di oreficeria ci sono anche croci processionali, reliquiari e ostensori.
Lo splendore di via del Trivio si smorza con la scomparsa di Vannini (1496) e dei suoi allievi. Nella seconda metà dell’Ottocento Pietro Venturini dà però nuovo lustro a un’antica tradizione artigiana, per un certo tempo sopita, ma mai scomparsa nel territorio.
L’età contemporanea vede consolidarsi questa grande tradizione. La forte identità artistica e tecnica rende il gioiello marchigiano vero artigianato artistico e non pura e semplice produzione orafa. Il frutto di un comparto importante, qualitativamente ma anche numericamente, con ben 57 laboratori orafi nel territorio piceno.


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